Il Centro
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    Venerdì, 13 Settembre 2019
Occupazione in calo: l'Abruzzo controcorrente

PESCARA. Quattordicimila occupati in meno nel secondo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un dato preoccupante, che lo è in misura maggiore se paragonato a quanto avviene in Italia, dove invece l'occupazione è aumentata dello 0,4%. GLI OCCUPATI. A trainare c'è sempre il Nord (+0,7%), il Centro tiene (+0,1), scende il Sud (meno 0,3%) e crolla l'Abruzzo, con un calo del 2,7% dove in termini assoluti, nel periodo di riferimento, gli occupati sono passati da 505mila a 491mila. A certificare la debacle è l'Istat, con le sue rilevazioni periodiche; a spiegare in cosa si traducono questi numeri per l'Abruzzo è il professor Giuseppe Mauro, ordinario di politica economica all'Università D'Annunzio. E I DISOCCUPATI. «Il tasso di disoccupazione», spiega il professor Mauro, «è leggermente più basso, ed è passato dall'11% al 10,8%. Siamo un punto sopra rispetto alla media italiana, che è del 9,8%, ma di 5 punti sopra la media del Nord (5,7%)». Il Centro è fermo all'8,9% e il Sud si attesta invece al 17,3%. «Una chiave di lettura del leggero calo del tasso di disoccupazione», dice il professor Mauro «può essere ricercato nell'effetto scoraggiamento, oppure nella fuga di giovani laureati verso il Nord». Nel 2008, l'anno della grande crisi, in Abruzzo i disoccupati erano il 7,3%. ALLARME EXPORT. Ai timori per il crollo degli occupati si aggiungono anche le performance negative dell'export, che è sceso dell'1,9%. «I dati sull'export e quelli sull'occupazione» osserva il professor Mauro «delineano una situazione che induce a qualche riflessione. La prima è che dal punto di vista dei consumi e della domanda interna siamo fermi, e dall'altro versante siamo alle prese con una domanda estera che per la prima volta dopo la grande crisi finanziaria del 2007-2008 subisce un calo dell'1,9%. Possiamo dire quindi che dopo anni di importanti performance il traino dell'export subisce un certo ridimensionamento, che diventa significativo tenuto conto del legame di questa regione con i mercati esteri». AUTOMOTIVE. In questo quadro, tuttavia, «si nota un ulteriore consolidamento dei mezzi di trasporto», che assorbono il 53% della domanda esterna. «Una concentrazione molto forte» commenta il professore «che si ravvisa anche se guardiamo alle province esportatrici», con Chieti che è naturalmente in testa. E anche per il settore agroalimentare la tendenza è all'aumento. DOVE VA L'ABRUZZO. «Le rilevazioni sulle esportazioni e quelle sul mercato lavoro» commenta Mauro «aiutano a capire dove sta andando l'economia abruzzese, che non è un'entità a sé stante ma che è inserita all'interno del ciclo economico nazionale ed europeo, che sappiamo essere in netto peggioramento».CRESCITA ZERO. Non sono buone le prospettive per il Bel Paese. «È noto che per l'Italia tutti gli organismi internazionali» spiega il professor Mauro «danno crescita pari a zero nel 2019, tant'è che l'Istat parla di sostanziale stagnazione. L'epicentro di questa stagnazione si ha proprio nella manifattura. Sempre in riferimento ai dati sull'occupazione vediamo che il settore industriale subisce un calo di circa l'8% rispetto all'anno precedente (precisamente il 7,8%) che coinvolge sia le industrie in senso stretto, sia le costruzioni». Il problema, tra l'altro, è che questo rallentamento dell'industria non viene compensato, neanche in parte, da un aumento nel settore dei servizi, che hanno subito un calo di circa 9mila occupati. SCENARIO INTERNAZIONALE. «Non vi è dubbio» osserva il professor Mauro «che sul mondo si addensano molte nubi: guerra commerciale Cina-Usa, Brexit e soprattutto il raffreddamento dell'economia tedesca». L'elemento chiave da considerare è che l'80% delle nostre esportazioni, spiega l'economista, si dirige verso l'Europa, «e la Germania è il nostro primo partner commerciale. Ogni anno, a fronte di 8,8 miliardi di export, il 19% riguarda la Germania (circa 1,8 miliardi), da cui importiamo merci per 620 milioni di euro. Si può capire che noi abbiamo un avanzo commerciale davvero elevato. Significa che l'economia abruzzese è fortemente legata all'andamento dell'economia tedesca». Tra l'altro, osserva il professor Mauro, diverse imprese abruzzesi producono componenti per grandi marchi automobilistici tedeschi. SIAMO IN RITARDO. Questi dati secondo l'economista derivano sia da aspetti congiunturali, legati quindi ai recenti avvenimenti, sia strutturali, i più pesanti. «Siamo in presenza di una transizione tecnologica e la regione è in ritardo. Un ritardo che ci portiamo dietro da inizio millennio». Un aspetto sul quale riflettere conclude Mauro «tra la globalizzazione che ha spazzato via la nostra produzione a basso valore aggiunto, e il progresso tecnologico che che invece sta spazzando via le nostre produzioni endogene, dal tessile, all'abbigliamento e mobilio, e le piccole imprese in generale che hanno difficoltà a fare massa critica e non possono fare innovazione».


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