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    Venerdì, 10 Agosto 2018
Guardie mediche, il governo blocca la legge che salva le indennità

PESCARA. La legge «invade la competenza esclusiva statale in materia di contrattazione collettiva, violando in tal modo dell'articolo 117 della Costituzione. Essa lede altresì l'esigenza connessa al precetto costituzionale di eguaglianza e di garantire l'uniformità sul territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti di lavoro in questione». Ennesima doccia fredda per le guardie mediche abruzzesi, dopo che il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge varata dal consiglio regionale lo scorso 14 giugno. La legge era nata a seguito delle proteste sulla sospensione delle indennità di rischio, circa 4 euro l'ora, per i medici impegnati nel servizio di continuità assistenziale. Attraverso la legge inoltre era stato anche sospeso il recupero delle indennità percepite negli ultimi 10 anni dalle guardie mediche, e che alcune Asl avevano già incominciato a richiedere ai diretti interessati. Tutto nasce da una richiesta di chiarimenti che lo scorso anno la procura della Corte dei conti aveva inviato alla Regione. Di sua iniziativa l'ente, per non rischiare di incorrere in ipotesi di danno erariale, aveva deciso di sospendere l'erogazione delle indennità, adottando una delibera in tal senso. A seguito della delibera anche le Asl si erano attivate, inviando ai medici le lettere con la restituzione delle somme, che in alcuni casi sfiorano i 70mila euro. Poi era arrivata la legge alla quale, tuttavia, non tutte le Asl si erano adeguate, scatenando nuove proteste. È di ieri, però, la notizia che la legge, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani, è stata impugnata dal Consiglio dei ministri davanti alla Corte costituzionale. «Siamo fermamente convinti, sia sul merito che sul piano giuridico, della bontà del percorso che è stato avviato con la legge regionale 14 del giugno scorso, ed è per questo che la Regione si opporrà all'impugnativa proposta dal governo». È così che la pensa l'assessore alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci. «Ricordo che dopo l'intervento della Corte dei Conti - ha chiarito - era necessario ricevere su questa materia controversa dell'indennità integrativa della guardia medica indirizzi precisi e indicazioni chiare da parte del consiglio regionale. Sul piano giuridico abbiamo più che sufficienti motivazioni per difendere e garantire nelle sedi di competenza gli obiettivi che ci siamo posti, e che sono in linea con l'articolo 67 dell'accordo collettivo nazionale, ossia consentire prestazioni aggiuntive finalizzate a una adeguatezza dell'assistenza e a un minor ricorso all'intervento ospedaliero. E poiché ritengo - ha concluso l'assessore - che le misure che vogliamo adottare sono a difesa dell'assistenza ai cittadini prima ancora che della dignità professionale degli operatori di guardia medica, non abbiamo nessuna intenzione di fermarci». Pronta la replica del M5S. «Nulla di nuovo - dicono Daniele Del Grosso e Domenico Pettinari - Esattamente il 12 giugno scorso, insieme a Sara Marcozzi e Pietro Smargiassi, abbiamo denunciato che il Pd di Paolucci, con la connivenza di FI, aveva licenziato una legge sbagliata, che la Corte dei Conti o il governo avrebbero sicuramente impugnato. Eppure la soluzione a questa anomalia esiste e noi l'abbiamo esposta più volte».


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