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    Mercoledì, 25 Settembre 2019
Confindustria Abruzzo. Fracassi: l’intervista al futuro presidente
Sì a imprese più digitali. Il nostro sarà un lavoro di squadra e puntiamo su nuovi sistemi di finanziamento

L'AQUILA. Gli industriali abruzzesi convergono su un unico nome e affidano a Marco Fracassi la presidenza regionale di Confindustria. La designazione da parte del consiglio generale di Confindustria L'Aquila Abruzzo Interno, che si è riunito il 25 giugno scorso, ha indicato Fracassi e intorno al suo nome si è trovata la piena convergenza territoriale e regionale per la guida degli industriali nel prossimo mandato elettivo, tanto che al termine ultimo per la presentazione delle candidature, scaduto lunedì sera, non sono stati presentati altri nominativi.Per l'imprenditore marsicano si tratta di un impegno pesante e stimolante al tempo stesso. Partiamo dai punti focali intorno ai quali dovrà muoversi Confindustria Abruzzo, nei prossimi anni. Quali sono? «In Abruzzo c'è stata già un'aggregazione Chieti-Pescara ed è imminente quella tra L'Aquila e Teramo. Credo che la federazione debba ridefinire il proprio ruolo tenendo conto delle aggregazioni territoriali che sono frecce nel nostro arco. D'altro canto la federazione dovrà occuparsi dei rapporti con la Regione (e mi riferisco alla Zes, la Zona economica speciale), del ruolo dell'Arap sulle aree industriali, della realizzazione delle opere comprese nel masterplan, del corridoio Civitavecchia-Pescara-Ortona-Vasto». Parliamo di questo, la Regione è contraria e punta a un collegamento con Ancona. Voi come vi ponete? «È vero, la Regione sta facendo difficoltà, ma questo per noi è un tema aperto, tutto ancora da definire. Così come è necessario l'efficientamento della linea ferroviaria Roma-Pescara che per me è strategico. Sono temi tra i tanti da mettere sul tavolo». Quando si parla di grandi opere non si può prescindere dai rapporti con l'Unione europea. Come pensa di strutturare il rapporto con la Ue? «Dobbiamo far sì che il nostro rapporto con Europa e Bruxelles debba essere sempre più diretto e meno mediato, in modo che il sistema produttivo abruzzese sia sempre più in grado di proporre progetti europei. Noi oggi abbiamo la Regione che prende i soldi europei, fa dei bandi e noi accediamo ai fondi. Il futuro è diverso: bisogna andare in Europa e presentare progetti finanziabili con interventi diretti da parte di Bruxelles». Sul tema delle filiere produttive presenti in Abruzzo come si recupera il ruolo dei Poli d'innovazione: automotive, farmaceutico, food, Ict (Information and communications technology) e turismo? Quali le strategie da attuare? «Il tema delle filiere produttive è legato agli investimenti diretti esteri. Noi pensiamo all'export, che rimane un caposaldo, ma non trascuriamo l'attrattività del nostro territorio da parte di investitori esteri. I casi di LFoundry e Fiamm, rilevati da società straniere, è eloquente. Il nostro deve essere un territorio attrattivo. Assai significativa per una crescita è la capacità di saper sfruttare la forza dell'economia circolare (pensata per potersi rigenerare da sola ndr), che oggi rappresenta la nuova sfida per le imprese. La Ue ha stanziato 650 milioni di euro su questo asset. E sull'energia miriamo a ottimizzare il consumo di energia elettrica attraverso l'efficientamento: minore e miglior consumo». Come imposterà la sua gestione di Confindustria Abruzzo? «Adotterò un processo di delega diffuso, con delegati su materie per fare un gioco di squadra. Non sono per l'uomo solo al comando. E un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello della legalità, del rispetto delle regole». Recenti studi hanno messo in evidenza la contrazione del credito alle imprese nel periodo 2011-2018 e nello specifico una flessione del 30,8% per la Regione Abruzzo. Come si muoverà Confindustria per mettere a sistema gli strumenti finanziari disponibili sul mercato? «È un tema sempre attuale, un problema estremamente serio. Bisogna rischiare ma l'idea è quello di portare un rating di filiera e portare all'attenzione del sistema produttivo i sistemi di finanziamenti innovativi: crowdfunding (rastrellamento fondi), le cambiali finanziarie, minibond (tu come azienda emetti un minibond e ci sono sottoscrittori che credono nel progetto e lo finanziano con un credito per loro e un debito per te), il progetto Elite per la quotazione delle medie e piccole imprese alla Borsa valori di Milano». Ultimi due argomenti: il turismo e la digitalizzazione. Quali i progetti? «L'Abruzzo è una regione per il turismo e ha bisogno di unire al sistema produttivo lo sviluppo del turismo, montano, estivo, religioso, dei borghi. Circa l'Industria 4.0, la digitalizzazione è una sfida che dobbiamo perseguire, bisogna portarla verso processi legati a Internet e alla nuova economia. Oggi abbiamo come sistema confindustriale il digital innovation hub, il nostro strumento per evangelizzare le imprese sul 4.0 e fare una valutazione dello stato dell'arte del sistema produttivo e procedere in ottica di digitalizzazione. C'è oggi una doppia velocità, con la media e grande impresa che sta crescendo e le piccole imprese che fanno più fatica. Noi dovremo fertilizzare le piccole imprese con l'esperienza delle grandi, trasferendole il loro know-how».


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