News del 23/03/2018
Terremoto 2009. Il libro: quando Cialente lanciò una sedia sul tavolo
In un volume di Corrias la notte in cui «impedii la spoliazione della città»

Articolo il quotidiano Il Centro

 

L'AQUILA. Pino Corrias è uno scrittore, giornalista e sceneggiatore. "Nostra incantevole Italia" è il suo ultimo libro (Chiarelettere, 18 euro). È il racconto dell'Italia del secondo dopoguerra attraverso vicende simboliche.«Ci sono luoghi rimasti nella nostra memoria collettiva che hanno marchiato la storia di questo paese e quella di ciascuno di noi» è scritto nella nota di presentazione. Uno di questi luoghi è L'Aquila, le storie sono quelle legate al terremoto del 2009. Una ha per protagonista l'allora sindaco Massimo Cialente, che nel libro di Corrias racconta, fra l'altro, la sua versione della notte del maggio 2009 durante la quale fu cancellata un'ordinanza nota come l'ordinanza svuota L'Aquila. «Quello che ho passato non lo auguro a nessuno - dice Cialente - all'inizio, quando ci siamo risvegliati dall'incubo, abbiamo detto grazie per ogni bicchiere d'acqua ricevuto. Poi abbiamo accettato di essere commissariati perché ci avevano promesso il paradiso in ventotto mesi, si ricorda? Non è successo. La gente si è disperata e si è dispersa. Ci siamo ripresi il destino in mano e abbiamo detto: la natura purtroppo ci ha trasformato in terremotati, ma nessun uomo, nessun governo, ci trasformerà in deportati; rifaremo la città com'era e dov'era, a costo di metterci trent'anni».«Per la prima volta - scrive Corrias - Cialente ha voglia di raccontare di una notte speciale, quella del 5 maggio 2009, un mese esatto dal terremoto, durante la quale ha capito quello che non si aspettava». Racconta l'ex sindaco: «Riunione notturna. Intorno al tavolo enorme siamo almeno in trenta... A un certo punto arriva un mio dirigente con il testo di un'ordinanza che sarebbe stata resa pubblica il giorno dopo e che Berlusconi aveva già firmato. La leggo. Impallidisco. Nell'ultimo comma si ordinava che al più presto tutti gli uffici, tutte le agenzie nazionali e regionali, l'ospedale, l'università, le Asl, le scuole, tutto doveva essere trasferito nelle città vicine..... Allora faccio come Kruscev all'Onu, ma invece di usare la scarpa batto sul tavolo il microfono, bum, bum, bum! Bertolaso mi guarda spaventato: "Che succede?". E io: "Succede che avete appena ammazzato L'Aquila!". Bertolaso: "Chi ha appena ammazzato L'Aquila, non so un c.....". Io gli grido: "Bugiardo! Se hai firmato l'ordinanza, lo sai". E lui: "No, ti giuro!". Allora mi do una calmata e dico: "Benissimo, se passa questa ordinanza, domattina mi dimetto da sindaco. Ma visto che per stanotte lo sono ancora, vi do venti minuti di tempo per andare via. Perché tra venti minuti esatti mando un sms agli aquilani nelle tendopoli e secondo me non ne uscite più vivi". Brusio intorno al tavolone, generali che si guardano stupefatti, uno mi dice: "Stai calmo, sei impazzito". E io dico: "Calmo un c..... Vi faccio circondare dagli aquilani". Bertolaso sbianca, dice: "Fammi chiamare Letta". E si attacca al telefono. Ma siccome nessuno si alza dal tavolo, io prendo una sedia, grido: "Avete capito che ve ne dovete andare?". E lancio la sedia che sbatte, rimbalza, scivola lungo tutto il tavolone e va a colpire la vetrata, sbriciolandola! Passano altri tre minuti parapiglia e mi chiama Gianni Letta allarmatissimo. Gli dico: "O ritirate l'ordinanza o non fatevi più vedere all'Aquila, perché anche per pisciare dovrete chiedere il permesso agli aquilani". Lui mi dice: "Mi dia un ora di tempo. E dopo un'ora, com'era comparsa, l'ordinanza scompare. L'Aquila è salva».


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