News del 20/06/2018
Sisma 2009, il Provveditorato sulla ricostruzione pubblica a rilento
Rapisarda fa il punto della situazione: «Non siamo noi ad ostacolare le procedure»

Articolo il quotidiano Il Centro

 

L'AQUILA. L'estate è un tempo tradizionalmente favorevole per accelerare i lavori nei cantieri. Eppure nell'ambito della ricostruzione pubblica dell'Aquila si scontano evidenti ritardi quando ormai sono trascorsi nove anni dal terremoto. Nell'intervista che segue il responsabile del Provveditorato alle opere pubbliche Vittorio Rapisarda dice la sua sullo stato dell'arte. Dottor Vittorio Rapisarda, lei dirige il Provveditorato alle opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Molise, che viene ritenuto fra i maggiori responsabili dei ritardi nella ricostruzione pubblica dell'Aquila. Cosa risponde? «Rispondo che non è vero che il Provveditorato non fa le cose o rallenta le procedure. Il provveditorato applica le procedure. In parte agisce come soggetto attuatore individuato dalla legge, per la restante parte agisce in base a convenzioni con enti (Comune, Ater, Università e altri) i quali consci che il Provveditorato ha la sua professionalità - in base all'articolo 38 del codice è stazione appaltante qualificata - gli conferiscono la delega ad appaltare, progettare e dirigere i lavori. E deve essere ben chiara una cosa: noi non facciamo altro che applicare la legge». E applicare la legge significa che i ritardi sono inevitabili? «Applicare la legge significa rispettare i tempi che la legge stessa individua. Lei deve pensare che nell'ultima seduta di una qualsiasi commissione di gara si individua un operatore che "apparentemente" ha vinto quella gara. Ma non è detto che sia così. Infatti dalla proposta di aggiudicazione che la commissione fa alla stazione appaltante si passa, nel termine di trenta giorni e se non sono stati rilevati problemi, all'aggiudicazione definitiva detta "priva di efficacia" che significa che dopo i 30 giorni di cui sopra dobbiamo controllare, in base all'articolo 80 del codice, se la ditta dichiarata vincente ha tutti i requisiti previsti dalla legge, che cioè sia in regola con l'antimafia, con il pagamento di tasse e contributi e quant'altro. Se questa verifica, per la quale serve almeno un mese e mezzo, è positiva si passa all'aggiudicazione definitiva "con efficacia". Tutto risolto? No perché - è sempre la legge che lo dice - dobbiamo dare tempo altri 35 giorni alla ditta arrivata seconda e che potrebbe avere qualcosa da contestare di fare il ricorso amministrativo. Dunque dalla fine della gara alla stipula del contratto ci vogliono 4-5 mesi circa. Poi ci sono altri passaggi, per esempio il vaglio degli organi di controllo. Se ci sono ricorsi alla giustizia amministrativa, Tar e Consiglio di Stato (legittimi e previsti dalla legge) i tempi diventano non più definibili. Qui abbiamo il caso della scuola De Amicis. È tutto fermo dal 2012 e solo a fine giugno il Consiglio di Stato dovrebbe mettere la parola fine alla vicenda. Questa è la legge e noi la dobbiamo solo applicare». Ma al netto dei ricorsi, dal momento in cui si programma un'opera, ben prima quindi della gara d'appalto, al momento dell'apertura del cantiere quanto tempo passa? «Guardi, per semplificare al massimo le potrei dire che il tempo a cui lei fa riferimento, e quindi al netto dei ricorsi, è uguale a quello che ci vuole ad eseguire materialmente l'opera». In relazione alle opere di cui il Provveditorato è stazione appaltante e considerate le procedure previste dalla legge di cui lei ci ha appena parlato, all'Aquila ci sarebbero centinaia di milioni fermi perché le carte per motivi di organizzazione interna dell'ufficio non andrebbero avanti. «Questo è totalmente falso, noi agiamo su finanziamenti che vengono concessi di volta in volta attraverso le delibere Cipe, non si possono fare gare se non c'è la copertura finanziaria. E qui da noi non c'è un lavoro che, avendo già la copertura finanziaria, non sia stato almeno proceduralmente avviato. Io ho diffuso nei giorni scorsi alla stampa il report della nostra attività in tema di appalti pubblici relativo al 2017 e a circa metà 2018. Questi sono i dati veri e inoppugnabili: 26 progetti affidati per 76 milioni, 25 appalti affidati per 31 milioni, 40 appalti Agenzia del Demanio per 1,6 milioni, 86 lavori di ricostruzione in corso per 388 milioni, 23 lavori in corso Agenzia del demanio per 16 milioni, 149 sopralluoghi per validazione interventi dell'agenzia del Demanio per 5,8 milioni e 28 lavori conclusi per 110 milioni. Una procedura ferma, per la quale ci sono già i soldi, non c'è. Chi afferma il contrario dice una cosa non vera». Al centro delle polemiche ci sono anche i "non lavori" ai Quattro Cantoni, e mi riferisco in particolare all'ex Convitto e alla sede della Camera di commercio. Cosa è successo? «Guardi, anche qui va fatta chiarezza. Per non entrare troppo in tecnicismi cerco di semplificare al massimo: lì noi avevamo pronto il progetto definitivo e quindi secondo il vecchio codice dei contratti potevamo dare il via alla gara di appalto. Il Codice nel frattempo è cambiato, non basta più il progetto definitivo ma quello esecutivo (c'è stata poi una piccola modifica ma non sostanziale) e quindi i tempi si sono allungati. Ora per i Quattro cantoni siamo alla fase della verifica del progetto esecutivo, subito dopo si potrà effettuare la gara». Provveditore, lei da maggio, oltre alla responsabilità di Abruzzo, Lazio e Sardegna, ha anche l'interim di Campania, Molise, Puglia e Basilicata. Questo crea a lei e all'ufficio aquilano difficoltà logistiche? «A me forse sì, la mia giornata inizia alle 4,30 del mattino e gli impegni sono molti, ma le posso dire che la scorsa settimana sono stato due giorni all'Aquila. L'ufficio non ne risente affatto, ho ottimi collaboratori e con la firma digitale posso firmare, nel caso, da ovunque mi trovi».


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