News del 06/02/2019
Osservatorio Manodopera: operai della rinascita malpagati e precari
L'ex ministro Barca illustra i dati all'Aquila

Articolo il quotidiano Il Centro

 

L'AQUILA. Precari, assunti con mansioni non corrispondenti alle loro effettive qualifiche professionali e con bassi livelli di retribuzione, di poco superiori ai 1000 euro netti al mese. È il ritratto degli operai impegnati nella ricostruzione che emerge dai dati presentati nel convegno "Il lavoro della ricostruzione", organizzato dal Gran Sasso Science Institute, in collaborazione con il Forum Disuguaglianze e Diversità e il Festival della Partecipazione, svoltosi ieri all'Aquila alla presenza, tra gli altri, dell'ex ministro Fabrizio Barca, responsabile del Forum. Durante l'incontro sono stati presentati i nuovi dati forniti dall'Osservatorio Manodopera Ricostruzione (organo costituitosi in seno alla prefettura dell'Aquila di cui fanno parte anche i sindacati degli edili e gli Ispettorati del lavoro) che vanno ad integrare quelli già inseriti e pubblicati nel database Open Data Ricostruzione (progetto nato all'interno del Gssi), presentati lo scorso ottobre al Festival della Partecipazione. L'Osservatorio raccoglie i dati sui flussi di manodopera nell'edilizia a partire dal 2015 con cadenza mensile. Durante il periodo di tempo analizzato, che va marzo 2015 a giugno 2018, sono stati rilevati, in media, 4097 lavoratori presenti ogni mese, per un totale di 3055 cantieri e 2274 imprese edili. PRECARI E SOTTOPAGATI. Quasi il 40% degli operai, in un anno, non lavora più di 4 mesi. La media annua delle ore lavorate pro-capite è stata pari a 864 (123 al mese), corrispondenti a circa 5 mesi e mezzo. Il 32,2% dei lavoratori non ha lavorato più di 400 ore in un anno. I lavoratori della ricostruzione risultano in larga parte operai con i livelli più bassi di inquadramento e quindi anche di retribuzione: circa il 64% è assunto con i livelli 1 e 2, che non superano i 1124 euro netti di retribuzione mensile. Ciò significa che i lavoratori che stanno ricostruendo L'Aquila e i borghi del cratere sismico sono in larga misura manovali, anche se il pregio degli immobili da riparare e la complessità delle operazioni per assicurarne un'adeguata tutela in caso di futuri sismi imporrebbe una presenza di lavoratori qualificati. È possibile, quindi, che i dati nascondano l'impiego di lavoratori qualificati ma inseriti in qualifiche inferiori. Si tratta ovviamente di valori medi. Ci sono anche imprese serie e oneste che assumono i lavoratori con contratti di quarto livello e con stipendi più che dignitosi. Dai dati risulta anche che sono scarsamente utilizzati i contratti da apprendista (circa il 3%) mentre è elevato e aumenta il numero di contratti a tempo determinato e il lavoro a somministrazione (interinale). RICOSTRUZIONE INVISIBILE E LAVORO NERO. Non esistono cifre esatte che rendano conto dell'entità e della diffusione del fenomeno del lavoro irregolare o sommerso. Dai dati disponibili è possibile tuttavia formulare delle ipotesi ragionevolmente realistiche. Il costo medio della manodopera è stimabile in un intervallo tra il 13% e il 17% dell'importo totale lavori, con circa il 58% dei cantieri dove questo valore scende al di sotto del 15%. Quella del 15% è una sorta di soglia limite: se si va sotto questo valore vuol dire che la presenza di lavoro sommerso è altamente probabile. DURC. Esisterebbe, secondo pareri praticamente unanimi, un modo per ridurre al minimo il fenomeno del sommerso: la reintroduzione del Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per congruità, sostituito, nell'anno 2017 dal Durc online (il cosiddetto Dol). Una misura, già adottata per il terremoto del Centro Italia, sulla quale sono d'accordo, a quanto pare: sia gli esponenti del mondo sindacale che i rappresentanti della categoria dei costruttori.


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