News del 20/12/2015
Museo d’Abruzzo, la cultura riparte dall’ex mattatoio
Franceschini inaugura la Casa dell’arte

Articolo il quotidiano Il Messaggero

 

L'AQUILA. Per capire il senso più profondo di questa giornata bisogna alzare gli occhi: in prossimità del soffitto ci sono ancora le "corsie" d'acciaio che in passato servivano a trasportare le carni da una stanza all'altra. E invece, in basso, è ora tutto un fiorire di tesori dell'arte, più di cento, una meraviglia che apre il cuore: dal trittico di Beffi alle più belle Madonne d'Abruzzo, a capolavori come il "Cristo e l'adultera" di Mattia Preti o il "Cristo deposto" che arriva dal duomo di Penne. Molte di queste opere erano state danneggiate dalla scossa del 6 aprile. Alcune sono state letteralmente salvate. L'Abruzzo, con oltre 5 milioni di spesa, ha la sua nuova casa dell'arte. Finalmente, è il caso di dire, dopo un percorso molto travagliato. L'ex mattatoio è ora il Munda, Museo nazionale d'Abruzzo, che affaccia sulle 99 cannelle, nel cuore di Borgo Rivera, e che dà finalmente degnissima collocazione al patrimonio che la notte del 6 aprile è stato risucchiato dal crollo del Forte Spagnolo e che oggi poggia, tra le altre cose, su piattaforme antisismiche. E' chiaro che l'obiettivo è il ritorno nella storica sede, ma per ora questa è una risposta più che adeguata. A tagliare il nastro è arrivato il ministro Dario Franceschini, che conferma di essere di gran lunga l'esponente del governo più sensibile alla rinascita dell'Aquila: dopo la grande maratona jazz (che sarà riproposta a settembre 2016) e la sede distaccata del Maxxi a palazzo Ardinghelli (il ministro ha confermato gli stanziamenti e ha rivelato di aver inviato lettere ai più grandi artisti contemporanei per chiedere un contributo in opere), ora va a dama anche la riapertura del Museo d'Abruzzo, in un fil rouge che fa della cultura un fattore decisivo per il recupero dell'identità. Franceschini ha girovagato a lungo, con la guida di Lucia Arbace, direttrice del polo museale, ha scattato qualche foto con il cellulare, ha persino ammonito i cameraman: «Non mi seguite, rischiate di rovinare le opere». Poi ha tirato le somme: «Quando riapre un grande museo è un giorno di festa. Quando poi un museo riapre all'Aquila la festa è doppia perché è una restituzione al Paese, una battaglia vinta, un pezzo importante della ricostruzione». La Arbace ha detto che questa riapertura «è importante non solo per l'Italia, ma per l'Europa intera». A suffragare questo c'è un'ipotesi suggestiva, tanto bella che pare irreale: il prestigioso Ermitage di San Pietroburgo sarebbe pronto a "prestare" un'opera della sua preziosissima collezione. Ci si lavorerà.


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