News del 14/06/2013
L'Espresso. Una buona politica per il bene comune
Il racconto dell'ultima tappa dei Dialoghi a L'Aquila, alle prese con la difficile ricostruzione dopo il sisma del 2009

Con i giornalisti di inchiesta della nostra testata e il videomaker Zoro per parlare di informazione e istituzioni, troppo spesso non al servizio del cittadino
"Ci sembrava doveroso concludere all'Aquila il viaggio dei Dialoghi dell'Espresso. Perché questa città è un simbolo: di quello che non vorremmo più vedere da parte di tanta politica che ha ignorato le necessità dei cittadini. E, dall'altra parte, della lotta degli abitanti per ricostruire la propria città dopo il sisma".

Con questa introduzione del direttore Bruno Manfellotto ieri ha preso il via l'ultima tappa dei Dialoghi, la manifestazione itinerante negli atenei e nei principali centri italiani con cui la nostra testata ha alimentato il dibattito e messo a confronto cittadini, studenti, istituzioni e società civile. Un ultimo appuntamento particolare, con al centro il tema della "buona politica", in aperto contrasto con quanto proprio il capoluogo abruzzese ha visto all'opera nelle ultime stagioni.

Ad affrontare il tema, sempre di estrema attualità, alcune tra le firme più prestigiose del giornale: Primo Di Nicola, Fabrizio Gatti e Marco Damilano, coordinati da Denise Pardo e con gli interventi dell'ospite Diego 'Zoro' Bianchi, videomaker e presentatore di Gazebo su RaiTre.

L'incontro si è aperto con il saluto istituzionale della senatrice Stefania Pezzopane, che ha ringraziato l'Espresso per la sua attenzione verso l'Aquila e messo in evidenza come buona parte della stampa nazionale si sia prestata alla messinscena della ricostruzione-lampo berlusconiana, salvo poi abbandonare al suo destino la città e facendo finta di non vedere i tanti problemi e ritardi della ricostruzione che ancora oggi affliggono il centro storico del capoluogo abruzzese. "Servono media che abbiano voglia di raccontare le cose come sono, e non come vorrebbero che fossero", ha tuonato la Pezzopane.

Il tema della buona politica è stato introdotto da Denise Pardo, inviata dell'Espresso. "La buona politica è occuparsi e preoccuparsi del bene comune, soprattutto nel momento di difficoltà. Purtroppo oggi siamo costretti a raccontare troppi fenomeni di cattiva politica e basta citare la cronaca di queste ore per avere qualche esempio, come le poltrone nei consigli comunali che nonostante la legge non sono state ridotte in Sicilia o le tante 'poltroncine' create a Roma per sistemare gli amici dei potenti. Dopo il sisma Guido Bertolaso disse che nessuno sarebbe stato lasciato solo. Ma dopo quattro anni il centro storico è ancora chiuso e ventimila persone rimangono fuori dalla propria casa. Questa non è di certo una buona politica".

Sul ruolo dei media e sulle responsabilità del cattivo giornalismo si è concentrato invece Primo Di Nicola, autore di numerose inchieste sulla 'casta'. "Prima di parlare della necessaria trasparenza della politica bisogna parlare di quella dei media e del giornalismo. L'Aquila ha vissuto e vive ancora oggi una truffa mediatica: grazie a un'informazione di regime, di carta e televisiva, per mesi dopo il terremoto si è fatto credere che il problema fosse stato risolto. Anche anni dopo continua a passare il messaggio sbagliato". Fabrizio Gatti ha voluto porre all'attenzione del pubblico come, nel silenzio generale di tanti media, molti dei processi che riguardano la cosiddetta 'Cricca' stiano per cadere in prescrizione, ed ha poi lanciato un appello: "Tutti i cittadini devono chiedere ai propri sindaci se hanno dei piani della protezione civile per i casi di calamità, e se questi piani sono stati adottati o lo saranno mai".

Ha provato a portare un po' di ottimismo con il suo intervento Paola Inverardi, da pochi giorni nuovo rettore dell'Università dell'Aquila. "Pensiamo al futuro di questa città: noi vogliamo ricostruirla ma questo non ci basta. Vogliamo una città diversa e nuova, Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e politica e informazione devono fornirci la forza di costruire un futuro migliore".

Dal futuro al passato, Marco Damilano, commentatore politico del nostro giornale, ha parlato dell'importanza dell'impegno attivo come elemento fondante di una buona politica. "Negli ultimi dieci anni i corridoi del Parlamento si sono come svuotati: di storie, di notizie, di ambizioni. Colpisce come di fronte a momenti importanti per il Paese il Transatlantico fatichi a vedere la realtà, perché lì arriva tutto indebolito, attutito, ovattato. C'è un problema di rappresentanza: più un politico viene dal territorio, o dalla 'fanga' come la chiamerebbe Zoro, più questo porta idee e quella rabbia che serve. Altrimenti ci si trova di fronte a politici che sono solo rappresentazione, attori che si interessano solo della propria performance e non del 'pubblico in sala'. Per questo la buona politica sono le persone che si mobilitano, che si incontrano, che vanno in piazza ad ascoltare un comizio e non importa di che colore sia quella piazza".

L'incontro, intervallato dalla proiezione di alcuni lavori di Zoro dedicati al Partito Democratico e all'ossessione per le mosse di Beppe Grillo dopo il successo elettorale, si è concluso con lo spazio per le domande e gli interventi del pubblico. Tra aquilani che si definiscono ex cittadini "perché non possiamo più vivere la nostra città" e abitanti che invece rivendicano ancora, con commozione, "siamo ancora cittadini e restiamo qui perché rivogliamo l'Aquila bella come prima", la prima edizione dei Dialoghi dell'Espresso si è infine conclusa. Con la promessa di continuare a seguire i temi trattati e di non smettere di occuparsi dei problemi reali del nostro Paese, quelli che una buona politica dovrebbe avere come priorità.


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