News del 16/03/2018
Travaglini: 33 esuberi, è crisi nell'indotto Honeywell
Per i lavoratori incentivi all'esodo e diritto di prelazione in caso di nuovi ordinativi

Articolo quotidiano Il Centro

 

ATESSA. Trentatré posti di lavoro in meno sono il primo prezzo da pagare nell'indotto Honeywell a seguito della chiusura e della dismissione di tutte le lavorazioni dello stabilimento dei turbo di Atessa. Si tratta di dipendenti della Travaglini, azienda sana, con prospettive di investimento anche nell'ambito Fiat, e che appena un anno fa aveva deciso di puntare sulla multinazionale americana dei turbocompressori investendo diverse centinaia di migliaia di euro nella nuova commessa e destinando 33 dipendenti, sui 90 effettivi, alle mansioni di logistica e trasporto ad altissima specializzazione. Un terzo di forza lavoro che sarà spazzata via a partire dal prossimo 3 aprile. Alcuni sono senza lavoro già oggi, altri (impegnati nelle operazioni di dismissione della fabbrica che chiuderà definitivamente i battenti il 2 aprile) lo perderanno nelle prossime settimane. Ieri in Regione, nella sede di via Passolanciano a Pescara, si è tenuto un tavolo sindacale con rappresentanti istituzionali e della Travaglini Group per discutere della vertenza che tuttavia poteva concludersi con una sola via d'uscita: i licenziamenti. I 33 dipendenti hanno ottenuto un incentivo all'esodo di 2.500 euro netti pagabili in 24 rate, il pagamento del Tfr in tre rate e un diritto di prelazione di 18 mesi. Se l'azienda avrà necessità (a pari mansione) di nuova forza operaia per altre commesse potrà e dovrà attingere per il prossimo anno e mezzo da quei posti di lavoro. Una speranza flebile, che tuttavia è l'unica cosa che resta a queste famiglie. Quella della Travaglini era una tragedia annunciata. Già nei due mesi di sciopero a oltranza dei 420 dipendenti della Honeywell l'indotto aveva tremato. Oltre alla Travaglini ci sono anche altre piccole aziende che lavoravano per la multinazionale americana, come servizi logistici, manutenzione, pulizie e gestione impianti. Un baratro affollato da centinaia di lavoratori che sarà difficile colmare. «In una condizione di estrema negatività - considera Davide Labbrozzi della Fiom Chieti - l'accordo raggiunto stabilisce un diritto di prelazione e una sorta di integrazione alla Naspi. Adesso è il momento di lavorare con la Regione per mettere la Travaglini nelle condizioni di cercare nuove commesse». «Si conclude con questo accordo - interviene Achille Di Sciullo della Uilm Chieti - lo scempio della Honeywell, una crisi che ha origine nel lontano 2006 quando l'indotto della multinazionale perse 500 posti di lavoro tra Metalpresse e Combi. Questo è il risultato di una politica assente da anni».


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