News del 22/09/2017
Intecs. Ricerca addio, l'azienda lascia

Articolo il quotidiano Il Centro

 

L'AQUILA. La Intecs vuole chiudere lo stabilimento aquilano. Sparirebbero così 68 posti di lavoro e il laboratorio di ricerca e sviluppo del polo elettronico, un tempo centro di eccellenza nel settore delle telecomunicazioni. La notizia è stata comunicata dall'azienda al vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, e la chiusura dello stabilimento è stata avviata senza neppure avvisare le Rsu, come denuncia la Fiom, che «metterà in atto tutte le azioni a tutela dei lavoratori» e ha informato le istituzioni locali, l'Università e le altre imprese che hanno partecipato ai bandi sui fondi del terremoto in associazione con la Intecs. «Rischiano di essere sfavorite - sottolinea il segretario provinciale della Fiom, Alfredo Fegatelli - considerato che uno dei requisiti richiesti è lo sviluppo occupazionale. La Intecs con questa azione potrebbe mettere in difficoltà anche aziende come la Thales e Leonardo, che in questo territorio hanno creduto, dimostrandolo con investimenti concreti». Un altro duro colpo all'occupazione, mentre ripartono le trattative sindacali per offrire un futuro ai tanti lavoratori in attesa di ricollocazione: gli ex dipendenti del polo elettronico, che ripongono le loro speranze nell'Accord Phoenix, gli operai dell'ex Otefal di Bazzano e della Edimo. La Italtel-Sit, poi Italtel-Siemens, e nel 2005 Technolabs, è stata leader nel settore dell'Ict, nel 2011 è transitata da Compel a Intecs. «Un'azienda che non è stata capace - affermano Fegatelli e le Rsu Fiom - di valorizzare le molteplici potenzialità di questa struttura di ricerca e sviluppo di alte competenze. In realtà hanno comprato una Lamborghini e hanno provato a utilizzarla come una vecchia Prinz. In questi anni sono stati capaci solo di consumare quel poco mercato lasciato da Compel, senza apportare nulla. Le uniche cose che hanno fatto sono state il trasferimento di alcuni lavoratori, attrezzature e attività a Roma, l'utilizzo massiccio degli ammortizzatori sociali e i licenziamenti». Il segretario della Uilm Clara Ciuca si chiede «che fine abbiano fatto gli impegni presi in sede istituzionale, in particolare con Lolli. Siamo di fronte all'ennesima emergenza occupazionale e non si vede una via d'uscita». Nel 2012 i ricercatori erano 160, oggi sono rimasti in 68. Dietro ognuno di loro c'è una storia, fatta di sacrifici e impegno. Ora, con un'età media di 45-50, si ritrovano a un passo dal licenziamento. Umberto Innocente è di origini napoletane e ha lavorato 30 anni nel laboratorio aquilano: «A 55 anni, dopo essermi radicato in questa città e averne vissuto la tragedia del terremoto, sto per ricevere la lettera di licenziamento. A livello psicologico è inaccettabile, la mia vita è qua e non riesco a vedermi altrove. E poi, dove la trovo un'azienda disposta a investire su di me? La Intecs non è riuscita a vendere sul mercato le mie competenze, ma ora mi licenzia dicendomi che non servo a nulla». Molto amareggiato anche Carlo Strinella, che è entrato nella Italtel-Sit nel 1992 ritenendo di avere un futuro assicurato: «Nel tempo mi sono riadattato anche a svolgere funzioni diverse, all'interno del laboratorio, passando dal coordinare le riunioni con l'estero a fare i cavi, come mi è successo quest'estate. Ma l'ho fatto con la stessa dedizione di quando ho cominciato. Sul fronte emozionale è un disastro: i miei figli sono radicati in questa città, qui ho i miei genitori anziani, le amicizie. Andare via, alla soglia dei 50 anni, sarebbe veramente dura». Lavora nel laboratorio di ricerca dal 1997 Elvira De Sanctis che, come tutti i suoi colleghi, vuole continuare a combattere: «Abbiamo consegnato al vicepresidente Lolli una lettera in cui diffidiamo la Regione dal dare credito alla Intecs. L'abbiamo sostenuta da quando è all'Aquila, sperando che uscisse dalla crisi. Dopo sei anni ci manda a casa, dicendo che rappresentiamo un costo non più sostenibile».


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