News del 07/09/2017
Halliburton. No alla cassa integrazione: l'azienda gela i sindacati

Articolo il quotidiano Il Centro

 

ORTONA. Vertenza Halliburton: i vertici aziendali bocciano la richiesta di cassa integrazione straordinaria avanzata dalle sigle sindacali per i 30 lavoratori per cui è stata di recente aperta la procedura di licenziamento collettivo. Il prossimo passo sarà l'apertura di un tavolo regionale, ma la preoccupazione della Filctem Cgil, rappresentata al tavolo dal segretario regionale Carlo Petaccia, per il futuro dei lavoratori e dell'azienda è tanta. Si è svolto ieri mattina in Confindustria l'incontro tra i sindacati e i dirigenti della Halliburton Ortona, che causa la crisi del mercato del greggio ha recentemente annunciato 30 esuberi, che riguardano 26 operai e 4 impiegati, dopo il licenziamento avvenuto un anno fa di 60 dipendenti. Un incontro che ha portato però a un nulla di fatto: la proprietà della multinazionale petrolifera ha infatti rigettato l'ipotesi avanzata dalla Filctem Cgil di utilizzare l'ammortizzatore della cassa integrazione straordinaria per i 30 dipendenti in modo da tenere ancora legati i dipendenti all'azienda. In base alle legge regionale 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi, dall'avvio della procedura dell'azienda, trascorsi ormai i 45 giorni per la mediazione sindacale, rimangono a disposizione 30 giorni di tempo per proseguire la discussione davanti alle Istituzioni. Il prossimo step sarà quello di fissare un incontro in Regione presso l'assessorato al lavoro. Per il segretario Petaccia c'è poco da essere ottimisti. «Difficile pensare a un ricollocamento di 30 persone in un momento in cui il mercato petrolifero è fermo - spiega Petaccia - Sono preoccupato per il futuro dei lavoratori visto che l'azienda ha già proceduto a licenziamenti negli ultimi anni. Questa bocciatura è un preoccupante segnale di disimpegno e la paura è che a fare le spese della crisi della Halliburton sia solo lo stabilimento ortonese, nonostante grazie alle commesse di Eni e di Total si continua a lavorare in modo proficuo». I licenziamenti per riduzione del personale sono stati motivati per la contingente «crisi del settore e le conseguenti esigenze tecniche, organizzative e produttive per le quali non si ritiene di poter adottare altre soluzioni». L'azienda, che un tempo impiegava circa 200 dipendenti, rischia ora, dopo le due procedure di licenziamento messe in atto in poco tempo, di scendere sotto i 100 lavoratori. E lo spettro di una futura chiusura dello stabilimento ortonese si fa pericolosamente più concreto.


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