News del 05/09/2018
Brioni, lascia anche Di Quinzio: «Nessun beneficio al prodotto»

Articolo il quotidiano Il Centro

 

PENNE. Altra uscita eccellente in casa Brioni, dove il responsabile della produzione, il pennese Adriano Di Quinzio, sembra abbia lasciato il suo incarico. Brioni ha preferito non commentare le voci dell'addio di Di Quinzio, senza confermare né smentire. Un addio, qualora fosse confermato, di poco successivo a quello di Pierpaolo Petrucci, dirigente del personale dimessosi a giugno, e di Nina-Maria Nitsche, la direttrice creativa che ha lasciato l'azienda a fine luglio rimanendo in carica meno di un anno. «Molte volte abbiamo pensato che il cambio di qualche dirigente portasse a benefici, ma dal 2009 ad oggi chiunque sia arrivato non è stato in grado di rilanciare il prodotto Brioni - spiega Leonardo D'Addazio della Femca-Cisl - Il processo di "devestinizzazione" della Brioni, con gli avvicendamenti dei vari Marcotullio, Bianchini, De Matteis, Petrucci e D'Armi, non ha portato alcun beneficio. Ad oggi non c'è ufficialità dell'uscita di Di Quinzio, ma è una notizia che circola da prima delle ferie e nessuno l'ha smentita. Ci apprestiamo a vivere un periodo in cui sarà necessario rivalutare gli accordi firmati nel 2016, con la consapevolezza che in questo periodo circa 1000 dipendenti hanno avuto la riduzione di orario a 32 e a 16 ore, e nonostante ciò hanno fatto il proprio dovere e anche di più - prosegue D'Addazio - ora vogliamo vedere che cosa ha fatto la direzione aziendale per risollevare la situazione. I lavoratori sono stati sicuramente efficienti, speriamo che i dirigenti lo siano stati altrettanto». Le tre organizzazioni sindacali firmatarie dell'accordo del 4 aprile 2016 hanno chiesto un incontro con la Regione. L'accordo siglato nel 2016 tra azienda, sindacati e Regione prevedeva operazioni di insourcing, riportando negli stabilimenti di Penne, Montebello e Civitella Casanova le lavorazioni compatibili con la tecnologia e le professionalità presenti; insieme a flessibilità e riduzione dell'orario di lavoro. La speranza dei sindacati è che si trovi una soluzione che possa permettere al marchio di crescere nelle vendite e ai dipendenti di avere un lavoro da almeno 36 ore settimanali.


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