News del 29/01/2018
Una ripartenza lenta e con troppo lavoro precario: l’Abruzzo in piazza
Su Masterplan, Patto per il lavoro e Carta di Pescara serve maggiore concretezza
Una ripartenza lenta e con troppo lavoro precario: l’Abruzzo in piazza

Ci sono numeri che spiegano più delle parole, che rendono i fatti comprensibili. Ne citiamo pochi, quelli che Sandro Del Fattore, segretario generale della Cgil Abruzzo, ha resi noti alla stampa nel presentare la manifestazione regionale del 3 febbraio a Lanciano. Dati importanti, che illuminano le due facce dell'Abruzzo, una regione che ha di nuovo superato la soglia del mezzo milione di occupati (512mila rispetto ai 515mila che c'erano prima della crisi iniziata nel 2008), ma anche una regione dove crescono i posti di lavoro precari, insicuri, gestiti con modalità che spesso i lavoratori non scelgono ma che sono costretti a subire (per esempio il part-time).
E allora vediamoli questi numeri, quelli che riguardano il lavoro in Abruzzo negli ultimi due anni, da quando risuona il tam-tam sulla ripresa economica. Lo facciamo con Sandro Del Fattore, il quale sottolinea che l'occupazione creata è in larga misura precaria e a termine. Tale che nell'ultimo anno i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti, passando dai 19.041 del 2016 ai 17.992 del 2017. Al contrario i tempi determinati sono aumentati: nel 2016 infatti erano 66.700, mentre l'anno scorso sono stati 86.131. Stessa cosa per il lavoro stagionale, che nel 2016 ha visto in Abruzzo 9.489 contratti, che l'anno dopo sono diventati 12.427. Il lavoro aumenta, appunto, a partire da quello precario.
Con questi numeri (comunque lontani dal dare un'opportunità a tutti gli abruzzesi che un lavoro lo cercano o lo hanno perso) il tema dell'occupazione sarà necessariamente al centro della manifestazione di Lanciano. Come lo saranno le 109 vertenze che questa regione tiene aperte sui tavoli del Ministero dell'Economia, alcune delle quali riguardano la perdita di grandi aziende e posti di lavoro qualificati che dovrebbero servire a prendere il treno dell'industria 4.0.
Vicende complicate da gestire anche per un quadro di ammortizzatori sociali che ha ridotto la copertura dei lavoratori - come spiega il segretario regionale della Cgil - con norme che vanno cambiate e che rischiano di lasciare tante persone senza lavoro, senza reddito, e lontane dalla pensione. Allo stesso modo vanno cambiate le politiche attive del lavoro, in Abruzzo praticamente inesistenti e con gli stessi Centri per l'impiego che utilizzano personale precario.
Così, ricordato che l'export abruzzese è concentrato nelle grandi e medie aziende (e in pochi settori manifatturieri, in larga parte quello dell'automotive), Sandro Del Fattore torna sui problemi che incontrano le piccole e medie imprese, l'ossatura del sistema produttivo regionale, quelle che dipendono dal mercato interno. Un mercato ancora asfittico, lento a ripartire, in una regione (la nostra) dove la spesa sostenuta dalle famiglie è addirittura la più bassa d'Italia.
Per far ripartire il motore ci vogliono iniziative nazionali ma anche regionali, in Abruzzo. E qui Cgil Cisl e Uil si riferiscono al Masterplan, al Patto per lo sviluppo e alla Carta di Pescara, certo non la panacea di tutti i mali ma comunque tre strumenti (con i relativi finanziamenti e iniziative) che potrebbero dare una spinta all'economia e al lavoro. Strumenti però che si sono persi negli uffici della Regione e della cui attuazione il segretario della Cgil chiede il conto, a questa come alla prossima giunta regionale, rivendicando il contributo decisivo che Cgil Cisl Uil Abruzzo hanno saputo dare.
Argomenti e temi ai quali se ne potrebbero aggiungere molti altri. Per il momento ci limitiamo a ricordare il dato sull'edilizia citato da Michele Lombardo, segretario generale della Uil abruzzese (gli ammortizzatori sociali sono cresciuti del 42% in un anno, ad eccezione del cratere aquilano della ricostruzione post-sisma), o i temi messi in campo da Leo Malandra, segretario della Cisl abruzzese e molisana, che prima ricorda che in Abruzzo la cassa integrazione è scesa meno delle altre regioni, quindi mette in fila alcuni problemi strutturali di questa terra: dalle infrastrutture carenti al sostegno al credito, dal costo dell'energia alla ridotta dimensione delle aziende. Ne risentiremo parlare a Lanciano.


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