News del 19/02/2018
Istruzione e formazione: c’è ancora strada da recuperare
Una ricerca del Cresa sull’Abruzzo, preoccupa il fenomeno dei giovani "Neet"
Istruzione e formazione: c’è ancora strada da recuperare

E' dedicato all'istruzione e alla formazione in Abruzzo il focus che il Cresa, il Centro di ricerche economico-sociali delle Camere di commercio di questa regione, ha reso pubblico nei giorni scorsi nell'ambito del progetto "ABruzzESi". La ricerca approfondisce uno dei temi presi in considerazione nel progetto nazionale dell'Istat BES (il focus precedente era rivolto ai temi della salute), un nodo fondamentale della vita di una comunità che contribuisce a determinare il suo grado di benessere ma anche la qualità della crescita, orientandola verso una maggiore equità e sostenibilità economica e sociale. Il report sull'istruzione e la formazione si sofferma quindi sui livelli scolastici e universitari dei giovani abruzzesi, sulla partecipazione alle attività di formazione continua, sul grado di competenze alfabetiche, numeriche e digitali; sulla pratica delle varie attività cultuali. Quel che emerge è il fatto che sono i giovani, e soprattutto le ragazze, ad investire sull'istruzione e la conoscenza. Risultati negativi vengono invece dal campo della formazione professionale e continua (long life learning) e dal numero elevato dei "Neet", ovvero dei giovani che non studiano, non lavorano e non svolgono attività formative. Allarmante infine viene definito lo scarso possesso di competenze alfabetiche, numeriche e digitali. Tutti fatti che il Cresa evidenzia e che sintetizza nei punti che seguono. Un'analisi su quel accade in Abruzzo che si può approfondire anche nel rapporto che alleghiamo integralmente.

 

Le donne sono più istruite degli uomini


L'Abruzzo, rispetto agli obiettivi di Europa 2020, in linea con quanto si osserva nel resto del paese, mostra un decrescente tasso di iscrizione dei bambini di 4 e 5 anni alla scuola materna, tale che negli ultimi due anni la regione è scesa al 94,4% rispetto al traguardo del 95% ampiamente raggiunto fino all'anno scolastico 2012-2013.
E' salito però il grado di istruzione della popolazione. Segnali positivi infatti vengono dall'aumento della quota di popolazione con elevato grado di scolarizzazione: gli incrementi degli ultimi anni sono particolarmente consistenti per i titoli di studio secondari di II grado (scuola superiore) e buoni ma meno robusti per quelli terziari (università). In particolare la quota di abruzzesi tra i 25 e i 64 anni con al massimo il diploma di scuola superiore superava già nel 2016 il 42% per gli uomini e il 41% per le donne, mentre la quota di popolazione con titolo universitario sfiora il 14% per gli uomini e supera il 20% per le donne. Particolarmente positivo anche il dato sulla continuità scolastica: il 55% (più che nel resto del paese) dei giovani residenti si iscrive a corsi universitari nell'anno successivo al conseguimento del diploma.
Buono anche il dato sull'abbandono scolastico tra i 18 e i 24 anni, che si attestava nel 2016 sul 14% per la componente maschile e che non raggiunge il 5% per quella femminile, valori molto più bassi di quelli fissati dagli obiettivi europei.


Formazione professionale e continua (long life learning): una situazione critica


In Abruzzo, come nel resto del Mezzogiorno, esigua e molto al di sotto del livello minimo del 15% fissato da Europa 2020 è la quota di popolazione 25-64 anni che ha partecipato ad attività di istruzione o formazione (7%), un dato che per le donne evidenzia anche un forte calo rispetto a dieci prima. Altri dati riguardano i maschi tra i 18 e i 24 anni con al massimo la licenza di scuola media inferiore che già nel 2015 non risultavano inseriti in alcun programma di formazione (23%), mentre la quota delle donne risulta anche più bassa (5%).
A rendere più preoccupante la situazione si aggiunge l'elevata percentuale di giovani tra i 15 e 29 anni definiti Neet ("not in Education, Employment or Training: non studente, né occupato né in formazione") che raggiunge in Abruzzo il 27% della popolazione maschile, in aumento dal 2004 di circa 14 punti percentuali, e il 19% di quella femminile, in calo rispetto a dieci anni prima di circa l'8%. Sotto il profilo di genere si osserva - a differenza di quanto accade per l'istruzione - che particolarmente grave è la carenza di formazione professionale e l'insufficienza di apprendimento permanente fatte registrare dalla componente femminile.
Secondo il Cresa la minore propensione a proseguire gli studi, la perdita di occupazione, la conseguente mancata partecipazione ad attività di formazione organizzate dai datori di lavoro e il clima di scoraggiamento fanno da deterrente alla partecipazione ad attività formative. Tornando ai giovani, si registra in particolare una diffusa perdita di fiducia che ha favorito anche l'incremento dei Neet, quella quota di popolazione che non studia, non partecipa a un percorso di formazione e non è neppure impegnata in un'attività lavorativa. I Neet sono giovani a maggior rischio di esclusione sociale, che volontariamente o involontariamente, per fattori culturali, carenza di servizi di cura, motivi di salute, mancato interesse nel lavoro o perché non ne hanno bisogno decidono di allontanarsi dal sistema della formazione e dal mercato del lavoro. Inoltre la percentuale italiana di giovani Neet è la più alta tra i paesi europei (tra i 15 e i 34 anni il 26,9% contro il 16,1% della media UE) e vede la netta prevalenza di residenti nelle regioni meridionali. Fatto è che il divario con l'Europa è determinato anche dal basso livello di istruzione della popolazione giovanile, dal più diffuso abbandono scolastico (in particolare dei maschi), dallo scarso livello di occupabilità dei giovani laureati (soprattutto donne) e dalla più alta incidenza del lavoro sommerso. Così, mentre in Italia si osserva una stretta correlazione tra Neet e lavoro non regolare, i dati abruzzesi ci dicono che in questa regione sono classificabili come "Neet" più di un giovane maschio su 4 e poco meno di una giovane donna su 5. Valori rispettivamente che posizionano l'Abruzzo al 13° e al 14° posto della classifica delle regioni, capeggiata dal Trentino Alto Adige (maschi 10,4%, femmine 15,7%) e chiusa per i maschi dalla Calabria (41,1%) e per le donne dalla Sicilia (38,9%). Rispetto a quanto accadeva nel 2004 la percentuale dei Neet di sesso maschile è aumentata (fino a raddoppiare), mentre quella femminile è diminuita di un terzo. Un andamento più vicino alle regioni del Centro-Nord.


Scoraggiante il livello di competenze alfabetiche, numeriche e digitali


La misurazione delle "competenze funzionali" viene effettuata annualmente da l'Invalsi tra gli studenti delle scuole secondarie di II grado, attraverso prove che non misurano il livello di apprendimento di nozioni disciplinari specifiche ma la capacità di comprendere un testo scritto e di reperire ed elaborare informazioni (competenze alfabetiche) o la capacità di usare le proprie capacità (conoscenze e abilità individuali) per risolvere problemi di tipo matematico in situazioni concrete (competenze numeriche). Per quanto riguarda la misurazione della competenza digitale, si fa riferimento invece ai quattro domini individuati dal "Digital competence framework" (informazione, comunicazione, creazione di contenuti e problem solving) che vengono misurati su una scala da 0 (nessuna competenza) a 2 (livello sovra base). Hanno un elevato livello di competenza le persone dai 16 ai 74 anni che per tutte e quattro le dimensioni hanno livello 2. Particolarmente scoraggiante è risultato però il livello di competenza in tutti gli ambiti considerati degli abruzzesi, che riportano valori ampiamente inferiori alla media nazionale e superiori nel complesso solo a quelli del Mezzogiorno, posizionando la nostra regione agli ultimi posti. In Abruzzo, come nel resto del Paese, sono le donne a mostrare valori più elevati in ambito alfabetico (200 contro 190), meglio gli uomini nel campo numerico (198 contro 189) e in quello dell'alta competenza digitale (17,6% contro 15%). Su quest'ultimo influisce negativamente la più elevata percentuale di popolazione anziana femminile, che registra un livello di scolarizzazione inferiore a quello maschile e una minore propensione (delle donne non più giovani) a utilizzare i mezzi informatici anche a causa degli impegni per la attività di cura familiari.


Molto bassa, nel 2015, la partecipazione ad attività culturali


Per partecipazione ad attività culturali si intende lo svolgimento una volta l'anno di almeno tre attività tra andare quattro volte al cinema, almeno una volta a teatro (oppure a musei, mostre, siti archeologici, monumenti, concerti di musica classica, opera, concerti di altra musica), leggere almeno quattro libri o un quotidiano almeno tre volte a settimana. Nel 2015 - osserva il Cresa - ha partecipato ad attività culturali il 25% della popolazione regionale maschile e il 23% di quella femminile, valori che relegano l'Abruzzo nelle ultime posizioni della classifica delle regioni italiane (rispettivamente 14° e 15° posto, seguiti solo da Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e per gli uomini anche dalla Basilicata). Negli ultimi dieci anni presi in considerazione, infine, l'indicatore mostra un andamento decrescente, con l'attenuarsi della differenza di genere che tuttora persiste a vantaggio degli uomini.

 

P.S. In allegato il rapporto del Cresa


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